San Leo

sanleoLa fertile valle del Marecchia ai suoi piedi e poi i calanchi, una distesa verdeggiante di campi e boschi, le dolci colline colonizzate da una miriade di borghi medievali, una ramificazione di stradine e sentieri che si inerpicano tra rocce e campagne, la quiete carica di storia, rifugio di turisti e conterranei in fuga dai clamori e dalla concitazione della movida romagnola. E poi, a quasi 600 metri d’altezza, in una terra di confine tra Marche e Romagna, sulla cima di una cuspide rocciosa che si erge a strapiombo sulla nuda pietra, in posizione dominante su un panorama che si apre sterminato a volo di uccello oltre vallate, città e terre, fino all’azzuro atmosferico di un Adriatico che si confonde lontano all’orizzonte, la mole possente di quel che Bembo definì “il più bello e grande arnese della regione”. Parliamo naturalmente della famosa e suggestiva fortezza del Montefeltro, una delle più celebrate testimonianze di arte militare: l’antichissima Rocca di San Leo, ristrutturata nel XV secolo su commissione di Federico da Montefeltro da Francesco di Giorgio Martini, bastione inespugnabile capace di sostenere la potenza di fuoco delle ultime innovazioni militari, nel cuore di un territorio a lungo conteso, citata da Dante nella Divina Commedia è biglietto da visita di un centro oggi oggi membro de “I Borghi più Belli d’Italia” e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano. Qui fu imprigionato Felice Orsini, reo di aver attentato alla vita dell’imperatore Napoleone III, e qui morì, il 26 Agosto 1795, nella claustrofobica cella del pozzetto, dopo 4 anni e 5 giorni di reclusione, il palermitano Giuseppe Balsamo, meglio noto come Conte di Cagliostro.